Durante l’infanzia è fondamentale offrire strumenti adeguati per la gestione della rabbia, poiché ciò permette ai bambini di non restarne intrappolati una volta diventati adulti. Talvolta, però, accade esattamente l’opposto: vengono adottate modalità educative che finiscono per consolidare reazioni disfunzionali.
I bambini agiscono d’istinto e, per natura, tendono a esprimere la rabbia in modi poco gradevoli. D’altronde, ognuno di noi parte da una comprensione inizialmente vaga dei confini personali e non possiede ancora la maturità emotiva necessaria per integrare i propri bisogni e desideri con le esigenze del mondo esterno.
Durante lo sviluppo, i più piccoli osservano il comportamento degli adulti e dell’ambiente che li circonda per imparare come negoziare e soddisfare le proprie necessità. Tuttavia, molti genitori o figure di riferimento si trovano impreparati nel guidare i bambini nella complessa sfida di armonizzare le proprie emozioni con quelle degli altri. Ci sono soprattutto alcuni modi più comuni in cui i bambini possono essere guidati inconsapevolmente verso modalità inefficaci nella gestione della rabbia. Vediamoli. Vediamoli:
“Smettila di fare così”
Un individuo particolarmente rabbioso o irritabile spesso porta con sé un conflitto irrisolto con figure significative che, nel corso della sua infanzia, non hanno mai preso seriamente in considerazione le ragioni del suo sentire. Ogni volta che un bambino o una bambina manifesta sofferenza o contrarietà, si apre invece un’importante occasione per riconoscere quell’emozione e riflettere insieme su come affrontarla in modo costruttivo. I genitori potrebbero scegliere di rispondere alla rabbia dei figli in maniera pacata e istruttiva, aiutandoli a comprendere le diverse opzioni a loro disposizione. Questo approccio richiede autocontrollo, pazienza e creatività, risorse che non sempre sono disponibili. Spesso, infatti, anche gli adulti non hanno ricevuto da bambini una comunicazione orientata all’ascolto e alla guida, ma si sono sentiti ripetere frasi come “smettila di fare così”. Non conoscendo alternative, finiscono così per trasmettere ai propri figli ciò che a loro volta hanno sperimentato.
“Fai come dico"... ma non come faccio
Il contatto con buoni modelli rappresenta il modo più efficace per acquisire competenza in qualsiasi ambito. Spesso, però, gli adulti si limitano ad ammonire i propri figli su come dovrebbero comportarsi, su ciò che è giusto o sbagliato fare o dire, senza rendersi conto che l’apprendimento più profondo avviene attraverso l’osservazione. Durante lo sviluppo, infatti, il bambino assimila soprattutto ciò che vede: il modello emotivo e comportamentale delle figure di riferimento incide molto più delle istruzioni verbali. Se un adulto invita alla calma ma reagisce con rabbia, o chiede rispetto senza mostrarlo, il messaggio che passa non è quello dichiarato, bensì quello agito. I bambini imparano meno da ciò che viene detto e molto di più da ciò che viene incarnato.
“Facciamo finta di niente”
In molte famiglie ci si aspetta che i bambini comprendano il funzionamento del “sistema” senza che venga dedicata alcuna attenzione alle strategie emotive e relazionali. In assenza di una vera educazione emotiva, è naturale che i più piccoli commettano errori nel gestire la rabbia e i conflitti. Diventa invece fondamentale portare sul tavolo un vero e proprio piano d’azione per la gestione delle emozioni, anziché ignorare o minimizzare i sentimenti di frustrazione, tristezza o rabbia di bambini e bambine. Fingere che un’emozione non esista, o restare indifferenti ad essa, non aiuta a sviluppare competenze interiori. Quando le questioni emotive vengono sistematicamente trascurate, senza offrire strumenti che sostengano scelte più consapevoli, la competenza emotiva non scompare, ma si indebolisce progressivamente. Da adulti, recuperarla e ricostruirla diventa molto più complesso.
“Dacci un taglio e piantala con questa storia”
In età adulta, una delle abilità più funzionali nella gestione della rabbia è la capacità di rallentare i propri pensieri per valutare con attenzione quale sia la risposta più adeguata. Tuttavia, se da bambini non ci è stato concesso questo “lusso” — perché l’obiettivo principale era zittire rapidamente un’emozione percepita come fastidiosa — è facile che, da adulti, si lasci all’impulsività e alle cattive abitudini il compito di guidare la collera. Concedere poco o nessun tempo all’esplorazione delle possibili alternative durante gli anni della formazione porta a una marcata carenza nella capacità di pianificare scelte consapevoli nella gestione della rabbia.
La rabbia non è il problema. Il problema è ciò che insegniamo a farne quando compare. Ogni volta che un’emozione viene zittita, minimizzata o ignorata, non scompare: cambia solo forma. Diventa impulsività, rigidità, silenzi carichi di tensione o esplosioni improvvise che sembrano non avere spiegazione. Educare alla gestione della rabbia non significa eliminarla, ma renderla pensabile, nominabile e trasformabile. Significa offrire tempo, spazio e modelli che insegnino a scegliere, invece che reagire. I bambini non hanno bisogno di adulti perfetti, ma di adulti disponibili a fermarsi, ascoltare e mostrare che esistono alternative alla negazione e al controllo forzato delle emozioni. Perché ciò che non viene accolto nell’infanzia, spesso chiede attenzione per tutta la vita.
Con Affetto,
Veronica 🌻