Una ricerca musicale per capire il cambiamento del vissuto e dei valori
Ho deciso di fare una ricerca su quali fossero le canzoni più ascoltate dai ragazzi italiani tra i 14 e i 18 anni in epoche diverse, per provare a comprendere cosa attirava i giovani di allora e cosa attira quelli di oggi, e soprattutto cosa questo racconta del loro mondo emotivo.
La ricerca si è basata su dati di ascolto reali, non su gusti personali: negli anni ’70 vendite di dischi, passaggi radiofonici e programmi come Canzonissima e Discoring; alla fine degli anni ’90 Festivalbar, MTV, classifiche FIMI; oggi piattaforme come Spotify, classifiche digitali e viralità sui social come TikTok.
Tra il 1972 e il 1975, Il mio canto libero di Lucio Battisti è stata una delle canzoni più ascoltate dai giovani. Il testo parla di amore come libertà, verità, possibilità di respirare in un mondo che spesso imprigiona. È una canzone profondamente poetica, simbolica, che non descrive solo ciò che si vive, ma ciò a cui si aspira.
Anche se si aveva meno dal punto di vista materiale, c’era una forte tensione verso la speranza, il futuro, il senso.
Tra il 1998 e il 2000, Certe notti di Ligabue diventa una vera colonna sonora generazionale. Qui il centro non è più la liberazione ideale, ma l’appartenenza: la strada, gli amici, le notti condivise, la sensazione di sentirsi parte di qualcosa. È una musica più concreta, meno poetica in senso classico, ma ancora profondamente umana. Racconta il crescere, il perdersi, il ritrovarsi insieme.
Negli ultimi anni, Mi fai impazzire di Sfera Ebbasta è una delle canzoni italiane più ascoltate dai giovanissimi. Qui il racconto cambia radicalmente.
L’amore non è più libertà né condivisione, ma dipendenza emotiva, conflitto, gelosia, dolore. Il legame diventa qualcosa da cui non si riesce a uscire, anche quando fa male.
Non si tratta di giudicare l’artista o i ragazzi che ascoltano questa musica. La musica, da sempre, riflette il tempo in cui nasce. Tuttavia è difficile non notare come oggi i testi siano spesso più espliciti, diretti, talvolta volgari, con riferimenti sessuali e linguaggio aggressivo che un tempo sarebbero stati impensabili per canzoni ascoltate da adolescenti.
Questo non rende i giovani “peggiori”, ma racconta un contesto più duro, più frammentato, meno protettivo. Se prima la musica apriva orizzonti o creava appartenenza, oggi spesso scarica tensione, rabbia, confusione emotiva.
Un tempo le canzoni nascevano principalmente da strumenti musicali reali: chitarra, basso, batteria, pianoforte. Oggi molta musica è prodotta attraverso software digitali chiamati DAW (Digital Audio Workstation), come Ableton, FL Studio o Logic.
Questi programmi permettono di creare musica usando:
campioni (suoni già registrati)
strumenti virtuali (sintetizzatori digitali)
autotune, che corregge o modifica la voce
Non è necessariamente un male, ma cambia il rapporto con la musica: è più immediata, più riproducibile, meno legata al gesto e allo strumento. Così come cambiano i suoni, cambiano anche le parole.
Questa ricerca non vuole idealizzare il passato né demonizzare il presente. Ma forse possiamo dirlo: nel tentativo di migliorare tutto, qualcosa si è perso per strada, soprattutto sul piano dei valori e della profondità emotiva.
La musica di oggi ci dice che molti ragazzi vivono relazioni più fragili, più tese, più confuse. E questo dovrebbe interrogarci, non scandalizzarci.
Capire cosa ascoltano i giovani significa provare a capire come stanno.
E forse, prima ancora di parlare di regole o giudizi, dovremmo tornare ad ascoltare davvero.
Con Affetto
Veronica🌻