Se fossimo assolutamente onesti con noi stessi, dovremmo ammettere che nessuno è completamente privo di sensi di colpa. Il senso di colpa è un’ombra costante dell'esperienza umana, ma non tutti i sensi di colpa sono uguali. Negli insegnamenti della Guida del Sentiero di Eva Pierrakos, emerge una distinzione fondamentale che può cambiare radicalmente il modo in cui guardiamo a noi stessi: i sensi di colpa ingiustificati (o falsi) e i sensi di colpa giustificati (o reali).
Comprendere questa differenza è il primo passo per liberarci da un peso inutile e iniziare un vero percorso di evoluzione spirituale e psicologica.
Molto spesso ci colpevolizziamo in modo assurdo, sproporzionato e immotivato. Perché lo facciamo? Inconsciamente, utilizziamo i falsi sensi di colpa per nascondere a noi stessi e agli altri le nostre colpe reali. Nell'intimo, infatti, sappiamo che un falso senso di colpa è ridicolo e "innocuo", perciò lo usiamo come uno scudo: una voce interiore ci dice che ci sono aspetti di noi che dovrebbero essere affrontati e trasformati, ma poiché ci manca la reale disponibilità a farlo, cerchiamo un capro espiatorio emotivo per evitare il biasimo.
Il tipo più comune di senso di colpa ingiustificato è quello di sentirsi in colpa per il solo fatto di essere imperfetti.
Desiderare di essere migliori, sostituendo odio, risentimento e rabbia con amore, bontà ed altruismo, è un intento nobile. Tuttavia, pretendere di essere subito perfetti è un’illusione dell'ego. Prima di poter evolvere, è necessario riconoscere e accettare il proprio attuale stato di sviluppo, compresa l'incapacità temporanea di forzarsi ad essere diversi da ciò che si è oggi.
Sentirsi in colpa per il fatto di essere ancora imperfetti non fa altro che complicare e ritardare il raggiungimento dell'obiettivo di diventare persone migliori.
Un esempio emblematico di falso senso di colpa — spesso alimentato da potenti condizionamenti e immagini di massa — riguarda la reazione ai propri impulsi sessuali.
Provare vergogna o colpa per la propria energia sessuale è del tutto ingiustificato. Il problema non è mai la sessualità in sé, che è un’energia divina e naturale, ma il fatto che spesso essa non scorre nei canali giusti perché è stata scissa dall'amore.
Il meccanismo è un circolo vizioso:
Ci si sente in colpa per i propri impulsi e si cerca di reprimerli ed eliminarli dalla coscienza.
In questo modo, l'energia sessuale non riesce a maturare insieme al resto della personalità e a integrarsi con i sentimenti di calore, generosità e affetto.
Di conseguenza, conserva un carattere infantile, egoistico o separato.
Non c'è nulla di peccaminoso nella sessualità. Il vero errore è tentare di sopprimere ciò che non si comprende. Il vero problema da affrontare non è l'impulso sessuale, ma la paura di amare, che nasce dall'egoismo e dal senso di separazione. Permettendoci di aprire il cuore all'amore, l'energia sessuale si fonde con esso, e la vergogna scompare naturalmente. La confusione sta nel sentirsi in colpa per un'energia creata da Dio, anziché riconoscere la nostra resistenza all'amore.
Se sentirsi in colpa per la propria imperfezione o per i propri impulsi è ingiustificato, esiste invece un tipo di senso di colpa sano e del tutto giustificato: quello che proviamo quando feriamo gli altri.
Spesso feriamo chi ci sta accanto convinti erroneamente che l'egoismo ci garantisca protezione. Anche quando non lo facciamo intenzionalmente, ma a causa dei nostri difetti, della nostra cecità o ignoranza, il dolore che causiamo è reale. In questo caso, il senso di colpa è legittimo e va affrontato con coraggio e determinazione.
Di fronte a un giusto senso di colpa, l'attitudine sana consiste nell'ammettere la verità, mettendo da parte l'orgoglio del proprio piccolo io e sforzandosi ora di capire in che modo abbiamo causato quel dolore. Il desiderio di cambiare può essere pienamente supportato dalla Scintilla Divina presente in ciascuno di noi.
Riconoscere di aver ferito qualcuno è un atto di grande onestà, ma il solo riconoscimento non basta se la nostra reazione immediata è guidata dalle difese dell'ego. Quando ci rendiamo conto del male fatto agli altri, la nostra personalità tende infatti a scivolare in tre reazioni errate e distruttive (che possiamo sperimentare anche in momenti diversi):
La sfiducia in se stessi (l'auto-punizione paralizzante):
È la reazione prodotta dai sensi di colpa negativi e distruttivi. Ci si focalizza così tanto sulla propria "cattiveria" da ingigantirla, cadendo in un senso di impotenza e sfiducia che ci impedisce di agire e di riparare al male fatto.
L'autogiustificazione (il ribaltamento della colpa):
Si sposta il focus sui torti degli altri, reali o immaginari, convincendosi che il proprio comportamento sia stato "forzato" dalle azioni altrui. In questo modo si scarica la responsabilità per non sentire il peso del proprio egoismo.
Il rifiuto di riconoscere i propri difetti (il diniego):
Ci si rifiuta categoricamente di ammettere l'errore perché esso contrasta con l'immagine ideale che abbiamo costruito di noi stessi. Ammettere la colpa farebbe crollare l'illusione di essere "perfetti" o "buoni a tutti i costi".
Diventare consapevoli di quale di queste tre reazioni stiamo mettendo in atto è il primo passo per trovare la strada giusta. L'alternativa matura e costruttiva richiede:
Sensibilità verso l'altro: Spostare l'attenzione da noi stessi alla persona che abbiamo ferito, ascoltando con empatia il suo dolore.
Impegno al cambiamento: Superare la paura di amare e abbandonare l'egoismo.
Accettare il dolore sano: Il rammarico sincero che proviamo quando ci rendiamo conto del male fatto involontariamente non va scacciato. È proprio quel dolore a diventare l'incentivo per superare la paura, determinando un movimento interiore sano che mette in moto le energie vitali dell'anima — energie che sono, per loro natura, verità e coraggio.
Chi desidera davvero questo percorso troverà la bellezza, la pace, la dinamica vitalità e la sicurezza interiore che nascono dall'autorealizzazione. Vi saranno momenti in cui, anziché fuggire, si riuscirà a vivere nell'eterno presente del proprio essere: ogni istante ha le sue risposte da dare, se ce ne ricordiamo.
Ti lascio a questa meditazione guidata. Spero possa esserti d'aiuto e, se ti fa piacere, fammi sapere cosa ti ha suscitato.
Con affetto,
Veronica 🧡
(Per applicare questi insegnamenti nella tua pratica personale o nelle tue meditazioni quotidiane, affinché diventino sempre più fruttuose col passare del tempo).
Siediti in una posizione comoda con la colonna vertebrale diritta ma rilassata. Chiudi gli occhi. Fai tre respiri profondi, lasciando andare con ogni espirazione la tensione nelle spalle, nel viso e nell'addome.
Porta l'attenzione al centro del petto. Senti se c'è una contrazione legata alla pretesa di dover essere perfetto.
Di' a te stesso con gentilezza:
"Accetto il mio attuale stadio di sviluppo. Accetto di essere un essere umano in cammino, con i miei limiti e la mia temporanea incapacità di essere sempre come vorrei."
Senti come questa semplice verità alleggerisca il petto. Non c'è nulla da reprimere o di cui vergognarsi.
Evoca il ricordo di una situazione in cui sai di aver ferito qualcuno o di aver reagito con egoismo.
Osserva con totale onestà senza giudicarti:
Ti stai sentendo impotente e sfiduciato? (Sfiducia)
Stai cercando di dare la colpa all'altro? (Autogiustificazione)
Stai negando l'accaduto per proteggere la tua immagine? (Rifiuto)
Riconosci questa difesa e lasciala cadere per un istante.
Sposta lo sguardo da te stesso alla persona coinvolta. Permetti a un dolore sano e sincero di sfiorare il tuo cuore.
Senti che dentro di te esiste una Scintilla Divina: una fonte inesauribile di verità, forza e coraggio.
Attingi a questa forza per assumerti la responsabilità delle tue azioni, senza orgoglio e senza drammi.
Ripeti mentalmente:
"Oggi scelgo di non temere l'amore. Accetto la verità del mio essere e trovo in questo momento presente la forza e la pace per cambiare."
Rimani in questo silenzio luminoso per qualche minuto prima di riaprire gli occhi.